Chi siamo

La Massoneria universale

La Massoneria è una delle più grandi e antiche confraternite che, ad oggi, si connota nella struttura sociale come un’istituzione associativa ove si ritrovano, riuniscono e ricollegano le principali tradizioni esoteriche d’Europa e del Mediterraneo. Per preservare queste sue caratteristiche di universalità, la Massoneria si avvale di un simbolismo muratorio-architettonico, tramite il quale invita i suoi iniziati alla conoscenza di sé stessi attraverso una progressione di cerimonie rituali e un luogo di confronto ove si ricercano i principi morali universali, al fine di operare per la costruzione di un mondo migliore.

Anche se la Massoneria è nata come associazione esclusivamente maschile, la Gran Loggia d’Italia si è sempre distinta per essere un’istituzione adogmatica, liberale e aperta ad ogni essere umano, senza distinzione di etnia, di sesso e di credo politico o religioso. Ad oggi l’associazione è infatti composta dal 70% di uomini e dal 30% di donne, inoltre essa conta tra i suoi iniziati circa il 20% di giovani di età inferiore ai 35 anni.

Il Libero Muratore

ll Libero Muratore deve essere un uomo integro, gentile, onesto, retto … un uomo che ha la volontà di porsi al servizio dell’altro e del bene sociale poiché capace di umanità, ovvero di riconoscersi uomo tra gli uomini, sempre propenso alla comprensione altrui al di là dell’individualismo personale.

Il Libero Muratore deve, poi, essere accogliente e sincero, ovvero capace di esprimere se’ stesso senza trucchi, riserve o condizioni, deve essere un uomo che non accetta supinamente il sopruso, ma ambisce alla logica del diritto, che preferisce il sereno dibattito alla violenza acefala, che persegue il progresso sociale mediante l’esaltazione del lavoro, dell’educazione e della reciproca tolleranza.

Inoltre, il Libero Muratore deve essere benefico verso ogni essere, saper condurre la sua famiglia e essere di esempio ai figli, così come deve dimostrarsi cittadino integerrimo, partecipe alla vita della sua nazione, attivo nel concorrere alla formazione delle leggi e rispettarle, esercitare con inflessibilità i suoi diritti ed i suoi doveri. Infine, deve saper divenire un uomo capace di praticare la vera morale che, per il Massone, è una scienza che riposa sulla ragione umana sotto forma di legge naturale, universale ed eterna che regge tutti gli esseri intelligenti e liberi.

                                                         La Tradizione Comasca, i nostri antesignani: i Magistri Cumacini

Chi erano e che conoscenze possedevano questi Specialisti dell’Arte Edile, i Maestri Comacini?

La loro presenza è attestata fin dal tempo dei Longobardi (vengono menzionati in due Editti: di re ROTARI del 22/11/643 e in quello di re LIUTPRANDO del 713), per non dire che già al tempo dell’Imperatore Traiano, ne troviamo menzione. In una lettera di Plinio Cecilio indirizzata all’imperatore stesso, troviamo che viene lodato un ‘maestro comacino’ per la costruzione di una “Amenissima villa suburbana sul Lago di Como”. Potrebbero, quindi, originare addirittura dai Collegia Romani, avere un’eredità millenaria.

E’ importante capire se queste ‘maestranze’ possano aver “legato” insieme i culti precedenti al Cristianesimo, ne abbiano ereditato alcuni ‘modelli’ spirituali oltre che iconografici (quello è abbastanza evidente!) la flora, la fauna, le spirali, le figure geometriche, e abbiano continuato nei secoli, adeguandosi ai nuovi committenti. Consideriamo che, tra i Romani, vi doveva essere un miscuglio di genti proveniente da vari distretti, oltre che italiani anche orientali e nordici, popoli che avevano una particolare venerazione per il serpente e per gli intrecci.

Roma aveva “Corporazioni” (i “Collegia Romani”) proprie, in cui l’arte antica si insegnava a porte chiuse, si propagava nella ‘schola’ e nel ‘Laborerium’. L’uso dei Collegia si estese a molti territori conquistati da Roma, tra cui c’è la zona di origine dei Maestri Comacini, che furono i depositari di quell’antica Arte, uniti da quel senso di solidarietà e fraternità che li farà giustamente appellare Maestri e Fratelli Comacini. Furono chiamati anche ‘Fabbri Muratori’ e sembra che questa associazione muratoria possa essere stata il prototipo e l’inizio dei cantieri degli scalpellini nel Medioevo e gli antenati dei Liberi Muratori della Loggia Massonica“. Naturalmente non vi sono documenti certi che lo attestino ma questa supposizione può essere da stimolo per ulteriori ricerche. Il fatto che si spostassero dove venissero richiesti, e per il fatto che siamo di fronte ad una corporazione che si tramandava di generazione in generazione l’Arte edificatoria nei secoli, aumenta la probabilità che fossero venuti a contatto con svariati stili e culti… Sotto la protezione dei Re Longobardi i Maestri Comacini divennero i custodi dell’arte edilizia romana.

Del resto, sappiamo che la corporazione dei Magistri Comacini fu attestata in Italia – dalle Alpi al centro – e Oltralpe in paesi come la Svezia, Dalmazia, Siria, Spagna, Russia.

Essi operarono in Europa seguendo costantemente o adeguandosi ai nuovi stili emergenti, sempre però portando con loro il proprio estro professionale che li rendeva inconfondibili. E sicuramente assistettero alla fusione delle forme Romaniche con quelle Gotiche, che contribuirono ad abbellire al passo coi tempi che mutavano, di generazione in generazione.

I Longobardi, provenendo dalla Pannonia, portavano con sé culti pagani orientaleggianti e, anche quando si convertirono, restarono sempre ‘barbari cristianizzati’ legati al culto ancestrale del serpente. E’ noto, infatti, come nella loro arte favorirono intrecciamenti ed annodamenti, il ‘nodo longobardo’ ed i Comacini dovettero sempre occuparsene, sia in senso pagano che in senso cristiano (il serpente tentatore nella “Genesi”, per esempio). Le cattedrali Romaniche e gotiche pullulano di colonne ritorte, spinate e di decorazioni a spirale, forme vegetali intrecciate, figure geometriche e simbolismi paganeggianti.
Quando i loro committenti divennero i funzionari del clero cristiano, l’Arte Comacina continuò a produrre in senso ‘cristiano’ o ‘pagano’? Non è dato sapere dalle fonti ufficiali. Liberamente essi percorrevano quella cristianità senza confini in cui fiorirono monasteri, basiliche, cattedrali.

Nel XII-XIII secolo, continuarono ad essere ‘liberi muratori’ in ‘liberi mestieri’, anche quando i re feudali avevano assunto gli aderenti alle “professioni “in pianta stabile. In tale contesto, essi si posero sotto la tutela protettiva della Chiesa e degli Ordini Monastico-Cavallereschi che, specialmente  dopo il Mille, dilagavano in Europa e oltre, attivissimi sulle vie dei pellegrinaggi.  Inoltre godevano di permessi speciali per circolare liberamente in Europa, erano esentati dalle tasse e non avevano vincoli. Anche quando erano forse mal tollerati per questioni di fede, erano altamente apprezzati e- si può ritenere – insostituibili.

Essi si riunivano in umili ‘baracche’ attigue al cantiere (chiamate ‘logge’ e che sono spesso raffigurate nelle miniature medievali, appoggiate al muro del cantiere) e qui tagliapietre, scultori, scalpellini, si riunivano per ascoltare le parole del Maestro e le sue direttive, raccogliendo soprattutto quello che lasciava ‘trasparire’ ed è probabilmente qui che l’apprendista ( il nuovo ‘operaio’) giurava di rispettare i segreti del mestiere, i suoi obblighi e le regole, apprendeva le parole e i segni per riconoscersi tra muratori, segni convenzionali e parole segrete che gli permettevano di farsi ‘riconoscere’ da una loggia all’altra durante i suoi viaggi di lavoratore ‘migrante’. Tutto questo, e il fatto che avessero degli Statuti divisi in Articoli (destinati ai Maestri) e in Punti (destinati agli allievi) ha fatto pensare che essi costituissero il ponte di passaggio tra la massoneria operativa e quella speculativa, che ne avrebbe ereditato la Tradizione spirituale e simbolica, portandola fino ai giorni nostri.

Il 24 giugno 1717, con un’Assemblea, veniva proclamata la Gran Loggia di Londra che segnava il declino dei costruttori, dei Maestri nomadi e il trionfo dei borghesi sedentari, dei nobili oziosi. La Massoneria, quella vecchia fratellanza di mestiere, diveniva speculativa“: non sarebbero più stati necessari gli strumenti autentici usati nelle polveri dei cantieri delle cattedrali ma piani astratti, strumenti simbolici e “con il solo cemento del pensiero, la squadra dell’anima, il compasso della mente, non intendevano più innalzare edifici, ma ‘costruire’ un uomo nuovo, l’uomo ‘perfetto’. L’origine della Massoneria è un campo di indagine pluridirezionale. Dal punto di vista storico, è campo di ricerca, laddove per l’adepto, invece, è un terreno pieno di simbologie che per i profani sono poco comprensibili, addirittura bizzarre e confuse.
E’ interessante notare che quando siamo in presenza di costruttori che portano la denominazione della città di provenienza (da Campione, da Bissone, da Arogno, ecc) siamo in presenza di Maestranze Comacine e di persone le quali non provenivano esclusivamente dalla sola città di Como o dall’Isola Comacina, oppure lavoranti ‘cum machinis’ (con macchine, forse particolari, che non è escluso possedessero veramente), come molti vogliono genericamente definirli. Ci troviamo concordi con quanto afferma il MERZARIO, nella sua opera sui Maestri Comacini del 1893 e cioè che queste abili famiglie di costruttori, scalpellini, lapicidi e cavapietre provenissero da un ampio territorio che si estende a Nord oltre Bellinzona, a sud fin quasi a Milano, a est fino al lago di Idro e ad ovest fino al lago d’Orta. Ciò non esclude affatto che lavorassero con ‘macchine’ o strumentazioni particolari, per l’epoca. Per ignoranza o superficialità, li ritroviamo frequentemente quali anonimi ‘artisti lombardi’ (ove questo, a suo tempo, non sottacesse ad un significato spregiativo, tra l’altro). A volte furono denominati anche ‘casari’ o ‘tedeschi’. La confusione è stata per secoli trionfante.Il Merzario aggiunge che l’applicazione dei precetti di Vitruvio, sebbene con talune caratteristiche innovazioni, fu sempre imitata dalla scuola Lombarda; i libri di Vitruvio erano andati perduti e furono ritrovati molto tardi a Montecassino; i precetti venivano tramandati e insegnati oralmente e tradizionalmente da quei Maestri.

Le Maestranze Comacine portarono la loro Arte superiore ovunque in Europa, e anche oltre. Ad Assisi c’è un edificio definito “Casa dei Maestri Comacini”(pertanto immaginiamo come fosse numerosa e importante la loro ‘colonia’ qui).